Questa mattina ti sei svegliata/o, hai preso il cellulare in mano e mentre ti trascinavi in bagno hai guardato se avevi ricevuto delle notifiche. Quindi la fatidica domanda: guardo prima le mail o i social?

Non importa. Dalla mattina appena alzati alla sera prima di andare a dormire, milioni di persone in tutto il mondo fanno le stesse cose: guardano e postano contenuti sui social, ricevono e inviano mail, fanno ricerche in internet, utilizzano l’AI, partecipano a riunioni in videochiamata.

E in tutto questo non si getta nessun sacchetto di plastica, che poi sappiamo finirà in mare, non si fanno km in auto, bruciando chissà quanti combustibili fossili, non si abbattono intere foreste per utilizzare carta, che poi appallottoliamo con le mani e lanciamo nel cestino, facendo centro solo il 50% delle volte. È tutto immateriale.

Eppure dietro ogni gesto digitale c’è un consumo fisico: centrali elettriche che producono energia, server che ronzano in capannoni immensi, cavi che corrono sotto gli oceani, torri di raffreddamento che sprigionano vapore. Il digitale non lascia tracce visibili nelle nostre case, ma sposta montagne di elettricità e di risorse naturali altrove.

LE MAIL

Scrivere e ricevere e-mail è diventato naturale. Una mail breve, senza allegati, vale circa 4 grammi di CO₂. Una mail lunga, con immagini o allegati, può arrivare a 50 grammi. Dieci e-mail pesanti equivalgono a circa 4 km in auto. Non impressiona, se restiamo al singolo gesto. Ma il mondo invia oltre 300 miliardi di e-mail al giorno. La somma conta: ogni giorno il peso digitale corrisponde a milioni di viaggi in auto. Le newsletter mai lette che restano archiviate nelle caselle non sono solo fastidio: sono byte che occupano spazio nei server, mantenuti accesi 24 ore su 24, 365 giorni l’anno.

IL CLOUD

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2022 i data center e le reti di trasmissione hanno consumato circa 460 terawattora di elettricità: più o meno quanto l’intera Germania in un anno. E non è che l’inizio. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, questa cifra potrebbe superare i 1.000 TWh già entro il 2026. Per dare un ordine di grandezza: 1.000 TWh equivalgono a quasi il triplo dei consumi elettrici annuali dell’Italia. Significa che un settore nato per sembrare leggero, “virtuale”, si colloca ormai tra i grandi consumatori industriali del pianeta.

LE RICERCHE WEB

Una ricerca su Google consuma circa 0,2 grammi di CO₂. Quasi nulla. Ma Google riceve più di 5 trilioni di query all’anno, oltre 13 miliardi al giorno. Se moltiplichiamo, parliamo di migliaia di tonnellate di CO₂ al giorno. L’equivalente di decine di migliaia di voli aerei a corto raggio. Non è la tua ricerca a cambiare il clima. È il fatto che miliardi di persone, ogni minuto, fanno la stessa cosa.

LE VIDEO CALL

Le videochiamate hanno sostituito viaggi e riunioni fisiche. Un vantaggio enorme in termini di emissioni legate alla mobilità. Ma non a costo zero. Un’ora di videoconferenza con videocamera accesa comporta 150–1.000 grammi di CO₂ per utente. Spegnere la videocamera riduce l’impatto fino al 96%. Tradotto: una riunione di un’ora con 10 persone tutte in video può equivalere a percorrere 90 km in auto complessivi. Non quanto un volo internazionale, certo. Ma su scala quotidiana e planetaria, milioni di call diventano un peso significativo.

I SOCIAL

Scorrere TikTok, Instagram o YouTube Shorts è diventato un riflesso. Un’ora di social video-based equivale a circa 150 grammi di CO₂. In pratica, 1,5 km in auto. Chi passa due ore al giorno sui social accumula in un anno un’impronta simile a quella di un viaggio in macchina da Milano a Palermo. E parliamo di un solo utente.

L’AI

Con l’intelligenza artificiale l’impatto cresce di scala. Google ha calcolato che un prompt testuale medio su Gemini consuma 0,24 Wh, ovvero 0,03 grammi di CO₂. Poco, presi singolarmente. Ma milioni di utenti che interrogano ogni giorno i modelli generano tonnellate di emissioni. Il vero nodo è l’addestramento dei modelli. Per GPT-4, secondo stime indipendenti, sono servite centinaia di megawattora: energia sufficiente a coprire il fabbisogno annuo di migliaia di famiglie europee. E c’è l’acqua: un data center di grandi dimensioni può usare milioni di litri al giorno per raffreddare i server. In Oregon, nel 2021, un solo sito Google ha consumato oltre 355 milioni di galloni d’acqua in un anno, quasi un terzo del fabbisogno idrico della città.

I DATA CENTER

Un data center è un’enorme fabbrica invisibile. Server disposti in file, ventilatori, gruppi elettrogeni, torri di raffreddamento. Il PUE medio globale — l’indice che misura l’efficienza energetica — è fermo a 1,56: per ogni unità di energia usata dai server, 0,56 unità servono solo a mantenere l’impianto in funzione. Un singolo campus può consumare quanto una città di 100.000 abitanti.

Oggi il digitale è responsabile di una fetta delle emissioni globali che può sembrare piccola, ma cresce più in fretta di molti altri settori.

Il digitale non è il nemico. Ha ridotto viaggi, carta, logistica. Ma non è gratis. E fino a quando resteremo convinti che tutto ciò che avviene “online” non pesa, continueremo a trascurare un pezzo importante della transizione ecologica.

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