Il problema non è che le aziende italiane non facciano abbastanza per la sostenibilità. Il problema è che non lo sanno raccontare. Il Rapporto Civita 2025 e l’analisi di SostenibileOggi lo dicono chiaramente: c’è un gap enorme tra ciò che le imprese fanno e come lo comunicano. E chi resta tagliato fuori è proprio il pubblico più strategico per il futuro: la Generazione Z.

Il 95% delle aziende medio-grandi pubblica bilanci di sostenibilità, il 70% ha un piano strategico, il 65% un minisito dedicato. Ma i contenuti restano troppo tecnici, pensati per stakeholder e investitori, non per chi vive sui social e cerca storie vere, concrete, umane.

I temi ci sono: decarbonizzazione (95%), economia circolare (65%), diversity & inclusion (80%), stakeholder engagement (60%). Ma la comunicazione si ferma a LinkedIn. Instagram e Facebook sono usati poco e male. La Gen Z, abituata a contenuti veloci, visivi e coinvolgenti, semplicemente… scrolla via.

Manca una narrazione integrata, manca la voce delle persone. Eppure, sono spesso le piccole imprese locali a comunicare meglio, coinvolgendo i cittadini e mostrando l’impatto reale. Solo che nessuno amplifica quelle storie. E senza racconto, la sostenibilità resta invisibile.

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