Secondo una denuncia pubblicata il 1° luglio 2025 dalla Consumentenbond olandese, Unilever farebbe uso di Greenwashing su larga scala.
L’organizzazione per i consumatori ha analizzato 30 marchi del colosso, tra cui Dove, Lipton e Rexona.
Molti vantano etichette “carbon neutral” o “climate-friendly” ma senza basi verificabili. In alcuni casi, i claim si basano su compensazioni di CO₂ vaghe, mai certificate da terze parti.
Le emissioni della filiera agricola, spesso la parte più impattante, non sono quasi mai considerate.
La stessa Unilever ha ammesso che parte delle sue dichiarazioni ambientali «non sono sufficientemente trasparenti».
A reagire non sono solo i consumatori: anche azionisti etici e ONG accusano l’azienda di Greenwashing sistemico.
La vicenda riapre il dibattito sul ruolo dei marchi e sull’affidabilità degli standard volontari ESG.
La Consumentenbond chiede ora un intervento normativo europeo che imponga verifiche indipendenti.
Intanto in Borsa cresce l’attenzione al rischio reputazionale: «le belle parole non bastano più», commenta un analista.